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martedì 11 novembre 2008

Addio Mama Africa .......

...fino alla fine hai dato voce ai "meno uguali" R.I.P


domenica 4 novembre 2007

Alex Zanardi ...un grande campione non solo sulla pista

L'incidente:






....ricordi di momenti che sembravano essere ormai irripetibili:




....il coraggio di riderci su:




....e il "CAMPIONE" torna a riappropriarsi di quei momenti che sembravano irripetibili ma che adesso tornano ad essere realtà!!!



..ma lui non si ferma:

Zanardi: «E se vado bene prenoto un posto a Pechino»




È il solito ironico, dissacrante, competitivo Alex Zanardi. Quello che scherza sul proprio handicap, quello che mette subito in chiaro che l’avventura alla maratona di New York non è per far passerella, «è per far bene, posso concludere fra i primi 15».
Con l’hand bike, una specie di lungo triciclo spinto con le braccia, sarete in 120.
«E ce la giochiamo in due, nel senso di due categorie di disabili: gli amputati e i lesionati alla colonna vertebrale».
Per lei cresciuto a lambrusco e motori, perché la maratona?
«È tutto nato litigando per un posteggio disabili nella piazzola di un autogrill. Arriva uno e fa per metterci la sua auto, ma c’ero prima io - dico - Discutiamo. Poi scopriamo di avere le carte in regola per il posto. Ci mettiamo a parlare. Lui è Vittorio Podestà, campione del mondo handbike. Ci scambiamo i numeri di telefono: pochi giorni dopo inizia a farmi da maestro. Ho riscoperto sensazioni fisiche che credevo impossibili da riprovare dopo l’amputazione; ho avvertito di nuovo la sensazione che si prova quando hai 150 pulsazioni».
Lo sa che l’anno prossimo, a Pechino, ci sono le olimpiadi... perdoni: la paralimpiadi?
«Sì, certo».
E se dovesse andar bene a New York...?
«Mi passi la battuta: vorrei rimanere con i piedi per terra. Però, chissà: se mi dovessi scoprire disegnato ad hoc per questo esercizio, potrei anche pensarci...».

(tratto da "il giornale.it")





Pista del Lauzitzring, Germania, 15 settembre 2001: a tredici giri dalla fine, la monoposto di Alessandro Zanardi sbanda, si intraversa, è centrata in pieno da un’altra vettura e vola in mille pezzi. Alex perde entrambe le gambe, arriva all’ospedale di Berlino con meno di un litro di sangue in corpo. Eppure è vivo. Da quel momento, il travaglio e la fatica di ricomporre i pezzi della propria vita, la lunga riabilitazione. Fino al ritorno al Lauzitzring per concludere simbolicamente, a bordo della stessa monoposto, quegli ultimi maledetti tredici giri e riannodare così i capi di un filo che solo un anno e mezzo prima sembrava spezzato per sempre.

Alex, ospite oggi in Bocconi di un incontro coordinato da Severino Salvemini nell’ambito di Sapere a tutto campo, da allora ha ricominciato a gareggiare, e a vincere, nel mondiale vetture turismo (Wtcc) e oggi è in attesa di compiere un’altra grande sfida, la maratona di New York.

Di fronte alla platea gremita di studenti, il pilota bolognese non solo non si risparmia, ma è letteralmente un fiume in piena. Impossibile non tornare a terribili momenti dell’incidente:“La Nasa ha diffuso un prontuario destinato all’esercito americano, che stabilisce quale sia il limite oltre il quale un ferito non possa statisticamente sopravvivere. Sono orgoglioso di sapere che dopo il mio incidente hanno dovuto rivedere il tutto: secondo le loro stime, il mio caso era ben al di là di ogni possibilità di sopravvivenza”. Zanardi ha giocato a briscola con la morte ed è tornato indietro per raccontarlo. È per questo che, pur avendo perso le gambe, non sente di aver perso qualcosa. “Ho portato a casa il grosso” e tanto gli è bastato per andare avanti.

Quando ripensa a ciò che gli è capitato, Zanardi ricorda il film “Nato il 4 luglio”, nel quale un giovane Tom Cruise, reduce dal Vietnam, si ritrova sulla sedia a rotelle: “Mi chiedevo sempre cosa avrei fatto se fossi stato al suo posto e mi rispondevo che mi sarei tolto la vita”, racconta Zanardi. “Ma fin dal primo momento dopo il risveglio questo pensiero non mi ha mai neanche sfiorato”. Certo, alla stampa che domandava imbarazzata, all’indomani dell’incidente, se avrebbe mai voluto tornare a correre in auto, Alex avrebbe volentieri risposto di sì, “ma sarei stato un illuso, in un momento in cui il mio primo problema era riuscire ad andare in bagno”. Allora, l’unico pensiero era “tornare ad essere un buon padre, un buon marito e un buon amico”.

Ma siccome la caparbietà è tratto distintivo di tutti i piloti in generale e di Alex in particolare, piangersi addosso senza reagire è l’ultima delle sue scelte: “Se una cosa è stata fatta significa che è possibile ripeterla, magari meglio. La cosa fondamentale è stato quindi rapportarmi agli altri, sapere dove sono potute arrivare le altre persone nelle mie stesse condizioni e tentare di fare meglio. C’è una quantità di energie nascoste che emergono in noi portatori di handicap, una quantità di talenti che normalmente sono sopiti e che ci portano ad avere una maggiore flessibilità mentale”.

E adesso che la sua storia è sulle bocche non solo degli appassionati di Formula1, ma “anche delle casalinghe, che mi vedono a metà tra Padre Pio e Raffaella Carrà”, come racconta ironicamente, Alex Zanardi si sente solo all’inizio della sua vita. Una vita che non si è mai realmente interrotta, ma che ha solo preso una piega inaspettata. Zanardi, che si è sentito redarguire bonariamente da Ciampi per aver ripreso a gareggiare (“Lei è un esempio per tutti, però ha già preso un bel colpo, se ne prende un altro del genere l’esempio sparisce”), che dallo stesso Ciampi ha ricevuto il titolo di cavaliere (il suo team voleva aggiungerlo per scherzo davanti al suo nome, sull’auto), che ha il carisma del grande comunicatore (quale altro pilota ha scritto due libri?), sintetizza in una frase il suo modo di approcciarsi al futuro: “Non è che non ho le gambe per fare le cose, è che non ho il tempo per fare tutte le cose che posso fare”.

(unibocconi.it)


"...nella prima intervista dopo l'incidente, confidai una delle mie speranze più grandi per il futuro.«Il desiderio», dissi, «è quello di riprendere mio figlio sulle spalle..."

dal libro "...pero', Zanardi da Castel Maggiore!" - ed. BCD



GRAZIE ALEX .......GRAZIE PER LA GRANDE LEZIONE DI VITA!!!!!!!!













martedì 18 settembre 2007

"pani c'a meusa ...e tanto coraggio!!!!"

E ADESSO NON LASCIAMOLI SOLI!!!!!!


Palermo, riconosce in aula
l'uomo che gli chiese il pizzo



PALERMO - Chi era l'uomo che venne a chiederle il pizzo? "E' qui, seduto in aula". Vincenzo Conticello, proprietario della celebre "Antica focacceria San Francesco" di Palermo non ha esitazioni. Alla domanda del pm, ha risposto senza esitazione: "E' quel signore lì, quello seduto e che ha accanto a sè le stampelle. Allora non aveva le stampelle e si allontanò con il suo ciclomotore, del quale io presi il numero di targa".

Così, la vittima del racket indica senza esitazioni uno degli imputati del processo, Giovanni Di Salvo, che assieme a Francolino Spadaro, figlio del boss della Kalsa Tommaso e a Lorenzo D'Aleo, risponde della estorsione compiuta ai danni dell'antico locale nel centro storico di Palermo. Conticello ha accettato che le telecamere fossero presenti.

In aula anche il presidente onorario della Federazione antiracket, Tano Grasso, Pina Maisano Grassi, vedova di Libero Grassi, i ragazzi di "Addiopizzo" con le magliette che inneggiano alla reazione contro le estorsioni, ed Emanuela Alaimo, presidente del Coordinamento antiracket e antiusura. In un altro processo Vito Seidita, con il rito abbreviato è stato condannato a 8 anni.

Conticello, che ha risposto al pm Lia Sava, ha detto di essere stato avvicinato per primo da un certo Nino Scintilluni, soprannome di Antonino Lauricello, un altro dei presunti estortori.

(Repubblica.it - 18 settembre 2007)


L'antica Focacceria San Francesco ..un piccolo angolo di storia che la mafia vuol far suo.



sabato 15 settembre 2007

Per non dimenticare: Padre Pino Puglisi


Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno.


Sono orgogliosa di essere siciliana perchè Padre Puglisi era ....anzi E' siciliano!


"Don Puglisi non è stato ucciso perché dal pulpito della sua chiesa annunciava princìpi astratti, ma perché ha voluto uscire dalla loro
genericità per testimoniarli nella vita quotidiana, dove le relazioni e i problemi assumono la dimensione più vera."
(Don Luigi Ciotti)


sabato 4 agosto 2007

Per non dimenticare: gli eroi di Cefalonia

Il sito che potrete visitare cliccando qui

è dedicato alla memoria di Garreffa Giovanni,
superstite della Divisione Acqui 317° Battaglione Fanteria da Montagna.


Ecco di seguinto l'introduzione scritta dai figli:

Siamo cresciuti con la convinzione e l'orgoglio che nostro padre
fosse un'Eroe!
Anche se lui parlava pochissimo della sua esperienza,
non poteva ogni volta che facevamo domande i suoi occhi si
riempivano di lacrime.
Diceva sempre "Sull'arma si cade ma non si cede"
Lui non ha ceduto, ha combattuto e poi è stato deportato!
Lì è rimastro per due anni ma non ha tradito il suo ideale.
Ci raccontava a volte di Padre Formato ,
come cercò di salvarli dalla fucilazione.
Non dimenticheremo mai gli occhi di nostro padre che aveva 81 anni,
riempirsi di lacrime e di amore al pensiero del Sacerdote,
nonostante gli anni che dividevano i suoi ricordi..
Garreffa Giovanni nostro padre ...era un superstite e un'Eroe!
Noi non ricordiamo che abbia mai ricevuto un riconoscimento!
era stato completamente dimenticato.
Noi Figli vogliamo rendere onore a quest'Uomo !
Con questo sito urliamo tutto il nostro dolore
per un soldato dimenticato come tanti altri..
Per non dimenticare, con questo speriamo di dare onore
e pace a tutti i caduti sul fronte, ai superstiti dimenticati
e ai loro familiari.

I figli:
Giuseppe, Reginaldo, Marina

Il sito è stato realizzato grazie a Villari Carmelo...con amore e affetto!


Un piccolo pensiero per il tuo papà cara Amica!

martedì 22 maggio 2007

Per non dimenticare: La strage di Capaci




"Per far avere un senso a questa morte di Falcone, a questa morte di sua moglie, a questa morte degli uomini della sua scorta; che sono morti per noi; abbiamo un grosso debito verso di loro. Questo debito dobbiamo pagarlo gioiosamente continuando la loro opera: facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono dei sacrifici, rifiutando dal sistema mafioso anche quei benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, testimoniando i valori in cui crediamo, anche nelle aule di giustizia, accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità, dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo."

Paolo Borsellino

Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinari, Rocco Di Cillo, Vito Schifani ....23 maggio 1992 - 23 Maggio 2007, 15 anni e il nostro debito continua aumentato dagli interessi di altre morti e dal sopimento delle coscenze ....ma IO NON CI STO!!!

domenica 1 aprile 2007

Un uomo venuto da molto lontano ......

Domani, 2 aprile ricorre il secondo anniversario della morte di papa Giovanni Paolo II (uno dei mie "eroi" - clicca qui)

Quanto piansi quel giorno....ma piano piano quel pianto di dolore si trasformò nella certezza che TU CARO SANTO PADRE eri e sei sempre presente ..... e ancora oggi nei momenti di smarrimento sento ancora la tua voce che "urla" al mio cuore....

Sei stato un uomo così vicino a Dio e così vicino all'uomo, che hai fatto da anello di congiunzione in un momento difficile per l'umanità.
Rimarrai per sempre......

GRAZIE SIGNORE PER AVERMI FATTO "CONOSCERE" GIOVANNI PAOLO II







venerdì 23 marzo 2007

Io Emergency ....e tu?


"Gino Strada arriva quando tutti scappano, quando la guerra esplode nella sua lucida follia. Guerre che per lo più hanno un lungo strascico di sangue dopo la fine ufficiale dei conflitti: quando pastori e donne vengono dilaniati dalle tante mine antiuomo disseminate per le rotte della transumanza, o quando i bambini raccolgono strani oggetti lanciati dagli elicotteri: pappagalli verdi, li chiamano i vecchi afgani... In questo libro Strada mette a nudo le immagini più vivide, talvolta i ricordi più strazianti, le amarezze continue della sua esperienza, profondamente etica, in una fase storica che alcuni definiscono senza più valori". [dalla Prefazione di Moni Ovadia a "Pappagalli verdi")












Emergency è a fianco delle vittime civili delle guerre, delle mine antiuomo e dellapovertà. Per saperne di più clicca sul logo












Io sono "amica" di Emergency vuoi diventarlo anche tu? Clicca, sull'immagine a destra e scoprirai come sostenere Emergency.






venerdì 29 dicembre 2006

lunedì 11 dicembre 2006

"...distanti solo cento passi ....un abisso..."







Giuseppe Impastato (Peppino) nacque a Cinisi il 5 gennaio 1948. Il padre era capo di un piccolo clan mafioso e membro di un clan più vasto. Ma Peppino scelse di uscirne, scelse di combatterla quella mafia. Ecco cosa racconta il fratello Giovanni (che insieme alla madre Felicia ha rotto con la cultura mafiosa):

«C’è una scena del film che spiega tutto. Mio fratello che litiga con mio padre, io lo rincorro per calmarlo e lui mi porta, passo dopo passo, fino alla casa di Tano Badalamenti. La distanza è appunto di soli cento passi. Eppure, mi dice Peppino nel film, quei pochi metri separano due mondi opposti: quello delle persone oneste, dei lavoratori, e l’altro degli assassini e dei prevaricatori. Ecco, questa può essere la metafora della storia di mio fratello: si può vivere nello stesso microcosmo, addirittura sotto lo stesso tetto, come avveniva tra Peppino e mio padre, ed essere distanti anni luce. Nello stesso tempo, lo spazio di soli cento passi ti fa capire quanto sia labile il confine della scelta tra il bene e il male».

Nel 1978 Peppino partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Venne assassinato il 9 maggio 1978 (nello stesso giorno in cui fu ucciso Aldo Moro), qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo fu dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini vennero dopprima orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio "eclatante". Il caso giudiziario è stato chiuso e riaperto per ben tre volte, sino ad arrivare alla condanna alla pena dell'ergastolo nei confronti del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti e del suo complice Vito Palazzolo, accusati di essere i mandanti del delitto.

“Tra la casa di Peppino Impastato e quella di Gaetano Badalamenti ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio, con uno scirocco gelido che lavava i marciapiedi e gonfiava i vestiti. Mi ricordo un cielo opprimente e la strada bianca che tagliava il paese in tutta la sua lunghezza, dal mare fino alle prime pietre del monte Pecoraro. Cento passi, cento secondi: provai a contarli e pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai a Peppino, con i pugni in tasca, tra quelle case, perduto con i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo alla Sicilia.” (Claudio Fava, “Cinque delitti imperfetti”)

"....Auguri scomodi...."



Un messaggio forte ..pesante come un macigno per le nostre coscenze sopite.
Auguri scritti da Don Tonino Bello ...se vuoi conoscere meglio "il vescovo con il grembiule" ecco il link www.dontonino.it

mercoledì 29 novembre 2006

"....Schindler's list...."

Il film



Tratto dal romanzo di Thomas Keneally è la vera storia di Oscar Schindler, industriale tedesco, che nel 1938 capisce che è bene legarsi ai comandanti militari. Li frequenta nei locali notturni, offre bottiglie preziose. Quando gli ebrei sono relegati nel ghetto di Cracovia Schindler riesce a farsene assegnare alcune centinaia come operai in una fabbrica di pentole. All'inizia sembra sfruttarli, in realtà li salva. Di fronte alla persecuzione tremenda, il tedesco trasforma quella sua prima iniziativa in una vera missione, fino a comprare letteralmente le vite di quasi milleduecento ebrei (la famosa lista) che sicuramente sarebbero morti nel campo di Auschwitz. Questo film di Steven Stevenberg (del 1993) ha raccolto sette Oscar, compresi i due maggiori, al film e alla regia. Un film che "rimarrà"! Indelebile nella mia mente il rosso di quel cappottino, unico colore che si distingue nelle immagini in bianco e nero del film, indossato da una bimba che cammina in fila insieme ad altre persone e che poi viene notato da Schindler su di un carro che trasporta cadaveri.

Oskar Schindler e gli altri

La persona di Oskar Schindler (a sinistra: il "vero" Oskar Schindler) era, fino al film di Spielberg, praticamente sconosciuta. Ma Schindler che salvò 1200 ebrei dalla morte sicura non era da solo; c'erano anche altre persone, in Germania e in altri paesi d'Europa, che rischiavano - e spesso perdevano - la propria vita aiutando gli ebrei e rimanendo spesso fino ad oggi sconosciuti....




...come Giorgio Perlasca. Quella di Giorgio Perlasca è la straordinaria vicenda di un uomo che, pressoché da solo, nell’inverno del 1944 a Budapest riuscì a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ebrei spacciandosi per console spagnolo. Emersa dopo un silenzio durato quasi mezzo secolo, la storia di questo “eroe per caso”, il cui nome oggi si trova a Gerusalemme tra i Giusti delle Nazioni, dimostra che per ogni individuo è sempre possibile assumersi la responsabilità personale
per la difesa della vita e dell’umanità.
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arruginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!

Madre Teresa di Calcutta


"Madre Teresa tu hai corso fino all'ultimo, piccola grande matita nelle mani di Dio. Non ti sei mai trattenuta nel dare Amore agli ultimi, non ti sei mai risparmiata ...donando tutta te stessa a chi non aveva niente. Di te disse Papa Giovanni Paolo II "Ha incarnato quell’amore che Gesù ha indicato come segno distintivo per i suoi discepoli: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri"(Gv 13, 35). Il tuo "fascino" nessuna bellezza esteriore potrà mai eguagliare.

giovedì 16 novembre 2006

Per non dimenticare


"Se la gioventù le negherà il consenso,
anche la onnipotente, misteriosa
mafia svanirà come un incubo"

Paolo Borsellino













"Gli uomini passano, le idee restano,
restano le loro tensioni morali,
e continueranno a camminare
sulle gambe di altri uomini"


Giovanni Falcone